Comunicato Ass. Buongoverno con intenzioni di voto:

La disastrosa situazione in cui versa la Banca MPS ci impone una riflessione ed un bilancio anche sulla nostra attività come Associazione Buongoverno e sui nostri sforzi profusi nel tempo, per contribuire ad un cambio di rotta, per salvaguardare questa Istituzione secolare, gli azionisti, i risparmiatori, che vi hanno riposto fiducia, ed il territorio di riferimento.

Pur delusi ripetutamente dalla mancanza di volontà, da parte di chi si è alternato alla guida della Banca, di operare scelte radicali per salvare il Monte dall’irreversibile declino verso cui era evidente stesse precipitando e da noi più volte sottolineato, non abbiamo mai perso la speranza in una svolta. di fronte a dichiarazioni e proclami di buoni propositi.

Per questo, abbiamo evitato di chiedere provvedimenti drastici, che forse avrebbero portato ad una soluzione veloce ed efficace, limitandoci a proporre un commissariamento, mai attuato, guidato da persone oneste e capaci.

A questo punto, ci sentiamo ripetutamente presi in giro, insieme a chi non ha mai smesso di sostenere la Banca, notando che la priorità dei vari CDA, che si sono avvicendati nel tempo, non é stato il risanamento ma bensì il nascondimento delle responsabilità e della reale situazione economica, finanziaria patrimoniale del Monte.

I numeri parlano chiaro, basta riflettere sui dati degli ultimi 15 anni, compreso il crollo del valore delle azioni. Il drastico dimagrimento con riduzione della raccolta, del personale e delle filiali non ha consentito alla Banca il recupero di redditività e la possibilità di restare autonoma.

Non sono cambiate invece alcune figure dirigenziali apicali corresponsabili anche della pervicace dissoluzione della reputazione del Monte, nonostante il lodevole impegno dei quadri direttivi e impiegati addetti al commerciale.

Con i recenti esodi previsti, la professionalità di molti analisti e specialisti, con una profonda conoscenza dei servizi bancari, andrà perduta, a nostro parere con effetti negativi sulla continuità operativa del Monte in autonomia, in favore di un rapido percorso di incorporazione in luogo del tanto sbandierato rilancio.

La scellerata decisione di acquisto di Antonveneta, la causa principale che ha portato la Banca verso il precipizio, non arginata per tempo ed aggravata da errori successivi, è stata indubbiamente anche voluta e sostenuta dalle Istituzioni governative e di controllo. Le stesse che non hanno impedito dal 2007 al 2013 una dissennata erogazione del credito, al punto che gli innumerevoli Aumenti di capitale sono stati vanificati dall’enorme volume delle perdite sull’abnorme numero dei crediti deteriorati. Questi dati negativi, insieme alla opacità dei bilanci, ha contribuito ad azzerare la fiducia degli investitori.

Tante sono le anomalie che segnano le vicende che ruotano intorno al Monte, alcune particolarmente drammatiche, strumentalizzate anche dalla politica spesso solo per visibilità, senza un impegno concreto e risolutivo. Alla Banca hanno cercato di attingere tutti, con estremo opportunismo, attuando una sorta di disegno criminoso che ha distrutto in poco tempo un’eccellenza secolare.

Ed ecco ora questo inevitabile nuovo Aumento di capitale, annunciato dall’attuale A.D. con certe caratteristiche ma, a distanza di un mese, snaturato e trasformato da inscindibile a scindibile, comunque un ennesimo bagno di sangue per i risparmiatori.
L’orientamento di voto dell’Associazione Buongoverno nella prossima assemblea del 15 settembre sarà quindi contrario a tutti i punti all’O.d.G.

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